L’Italia è il Paese in cui le imprese familiari hanno storicamente trovato il loro terreno più fertile. La cura e l’attenta gestione di questo patrimonio di conoscenze, cultura imprenditoriale, creatività, ingegno, innovazione e capacità operative non rappresenta soltanto un’esigenza individuale dell’imprenditore, ma una questione di rilevanza economica e sociale, il cui impatto va ben oltre il valore o il fatturato della singola azienda.
In Italia oltre il 70% delle imprese è a controllo familiare e circa il 60% degli imprenditori oggi al vertice di queste realtà ha superato i 60 anni. A questo si aggiunge un elemento ancora più critico: in circa due terzi delle imprese familiari il know-how coincide quasi interamente con la figura del fondatore.
Le conseguenze sono evidenti. Negli ultimi anni, circa il 30% delle imprese familiari non è riuscito a passare dalla prima alla seconda generazione e, dato ancora più allarmante, quasi il 70% non è sopravvissuto al passaggio dalla seconda alla terza generazione o oltre.
Ci troviamo quindi di fronte a una vera e propria emergenza sistemica: una crisi silenziosa, ancora troppo poco raccontata e, soprattutto, ancora insufficientemente percepita nella sua reale portata.
Quali sono i principali fattori di questa crisi?
La mancanza di pianificazione
Molti imprenditori, affrontano la successione in modo tardivo, improvvisato o, in alcuni casi, scelgono consapevolmente di non affrontarla affatto. Per abitudine, per timore, per reticenza emotiva o, più semplicemente, per una scarsa conoscenza degli strumenti oggi disponibili, offerti dal diritto societario, dalla finanza e dal supporto di professionalità specialistiche.
Visioni divergenti tra i discendenti
La sovrapposizione tra legami familiari e rapporti professionali rende particolarmente complessa la gestione delle responsabilità. Visioni divergenti sulla direzione strategica dell’impresa, sono tra i fattori che maggiormente complicano il ruolo operativo dei successori e mettono a rischio la continuità aziendale
La mancanza di motivazione
La ragione principale risiede spesso nel difficile rapporto tra la generazione uscente e quella entrante. La prima tende a essere restia a cedere il pieno controllo, manifestando resistenze, ansia e difficoltà nell’esercizio della delega; la seconda, al contrario, mostra spesso inquietudine e una scarsa propensione al rischio esercitato dalle variabili straordinarie tipiche del ruolo di vertice.
La mancanza di successori
Probabilmente questo rappresenta oggi il problema più diffuso e strutturale: “ci sono più imprese che figli”.Il primo, e forse più complesso, effetto della crisi demografica, che si è già abbattuto sulle imprese familiari del nostro Paese.
Se i figli mancano o scelgono di sviluppare il proprio percorso professionale altrove, la successione non potrà realizzarsi all’interno della famiglia. In questi casi sarà necessario esplorare soluzioni alternative, come l’apertura del capitale e l’ingresso di nuovi soci. Qualora, invece, si scelga di mantenere il controllo del capitale, affidando tuttavia la gestione a una figura esterna e indipendente dalla famiglia, si tratterebbe di un processo tutt’altro che semplice per molte realtà.
In sintesi, la successione nelle imprese familiari non è un semplice passaggio di consegne, ma un processo complesso che coinvolge dimensioni emotive, organizzative, strategiche, finanziarie, societarie e di diversa natura. È un momento straordinario e unico nella vita dell’azienda, che deve essere pianificato con largo anticipo.
Con questa iniziativa vogliamo celebrare chi non rientra nelle statistiche sopra citate, ma fa parte dell’altra percentuale: quella delle imprese che hanno saputo affrontare con successo il passaggio generazionale. Storie che ispirano, che dimostrano come sia possibile andare controcorrente e che ci ricordano come la responsabilità sia un percorso condiviso tra imprenditori e chi li affianca con competenza, visione e strumenti adeguati.
